03/03/2017

Intervista a Paulo Roberto Ribeiro autore di Sotto il cielo di Berlino

Un’opera toccante, ricca di svolte narrative, di chiaroscuri. Una storia d’amore, ma non solo. Anche la cronaca di una città, Berlino, divisa geograficamente ed ideologicamente da un muro insormontabile, capace di spezzare relazioni, separare anime gemelle, provocare cicatrici indelebili. Sopra il cielo di Berlino è tutto questo. Abbiamo chiesto all’autore di parlarci in maniera maggiormente dettagliata della sua, bellissima, opera prima.


Partiamo dal titolo, “Sotto il cielo di Berlino”, un evidente omaggio al capolavoro di Wim Wenders (Il cielo sopra Berlino). Possiamo dire che, come nel film del regista tedesco, i protagonisti del suo romanzo, Britta e Thomas, possono essere paragonati a degli angeli?
In un periodo storico dove il lato più oscuro dell’essere umano si rivelò al mondo, i loro sentimenti puri, la forza d’animo e la visione della vita, possono assolutamente essere paragonati a quelli degli angeli.

Stupisce del suo lavoro la splendida caratterizzazione psicologica dei personaggi: dai caratteri principali alle figure secondarie, il tratteggio di pensieri e azioni rivela un’osservazione lucida, attenta e, a volte, impietosa... Cosa può dirci in proposito?
Mi piace l’idea che, sebbene i protagonisti siano ben delineati in una storia, i personaggi secondari abbiano un impatto incisivo sui lettori. Dalle caratteristiche fisiche a quelle caratteriali.

L’ambientazione berlinese e il muro che la divide fra oriente e occidente è il fulcro principale attraverso cui ruota tutta la vicenda. Una città che diventa protagonista indiscussa, quasi un personaggio vivo, in carne ed ossa...
Quando decisi di ambientare questo romanzo in un periodo storico tanto importante, sapevo che di fronte a me si presentava un’ardua sfida. Decisi quindi di prendermela con calma; accompagnare la storia per mano, passo dopo passo, tra i risvolti politici della guerra fredda, l’impatto sugli abitanti della città e l’evoluzione del muro.

Più si procede nella lettura, più il suo romanzo abbandona la lieve malinconia dei primi capitoli per sfociare in un incubo ad occhi aperti. Sembra quasi di essere entrati in un girone in cui, pagina dopo pagina, le prove che Thomas dovrà affrontare, diventano sempre più ardue da superare.
Ho voluto dare un’impronta differente alla prima e alla seconda metà del libro. La prima parte del romanzo, è caratterizzata dal periodo fanciullesco dei protagonisti; dalla scoperta dell’amicizia e dell’amore, in una Berlino in balia delle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Nella seconda parte, la scrittura come gli scenari mutano. I protagonisti crescono, la città cambia, e loro devono affrontare le conseguenze dell’età adulta e delle scelte sbagliate degli altri.

Leggendo il suo romanzo sembra di assistere ad un film. Più che una storia, il suo lavoro è simile ad una sceneggiatura. Mi viene da pensare che il cinema sia una delle sue passioni. Sbaglio?
Non sbagli. Sin dal principio, quando iniziai a studiare questo progetto e lo portai sulla carta, desideravo trovare un compromesso tra la sceneggiatura e il romanzo; sperando che, in questo modo, il lettore riuscisse a cogliere ogni aspetto che volevo esprimere tra le sue pagine.

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