15/03/2017

Quando l'Honda anomala lambì Via Fani

Il delitto Moro: uno dei più controversi, enigmatici, irrisolvibili misteri della nostra storia. Cosa avvenne realmente il 16 marzo 1978 a via Caetani? Quali figure agirono, di concerto con le Brigate Rosse, attuando il rapimento e, in seguito, l’omicidio dell’onorevole democristiano? Quali manovre vennero attuate affinché il tanto temuto “compromesso storico” fra DC e PCI non dovesse concretizzarsi? A queste domande tenta di rispondere Pietro Ratto con L’Honda anomala, un saggio storico/politico che punta i riflettori su uno degli scheletri nell’armadio più ingombranti del (bel?) paese italico. Abbiamo chiesto all’autore di entrare nel merito del suo lavoro…


La cosa che più colpisce del suo lavoro è la capacità di alternare l’accurata ricostruzione storica ad elementi romanzati, comunque frutto di una realtà incontrovertibile. Come è riuscito ad amalgamare questi due generi narrativi apparentemente agli antipodi?
È un po’ una mia caratteristica. Scrivere saggi in modo tradizionale non mi piace granché. Preferisco intrecciarli a una narrazione. Per esempio, nel mio Le Pagine strappate, la scoperta della rimozione di più di due anni di Storia altomedievale per mano di “revisori” incaricati dal Concilio di Trento, si fonde con la narrazione appassionata di questa stessa ricerca. Quel libro ripercorre e racconta, passo dopo passo, le emozioni che ho provato, trasformando un saggio in un vivace racconto di un’incredibile avventura.
Credo che possa essere un modo efficace per trasferire al lettore l’idea che la storia non ha nulla di noioso. Che non muore mai. Che nasce dalle passioni, dai grandi ideali di uomini e donne. Che, come dice Kierkegaard, per quanto essa sia ormai immodificabile non può mai venir considerata necessaria. Essa contiene ancora invariato il suo elevatissimo potenziale di possibilità. Di rischio, di paura, di gioia, di sete di giustizia e di libertà. Insomma, che la Storia sia una cosa pallosa è uno dei principali insegnamenti veicolati ai nostri giovani dalla scuola attuale. E ciò, affinché essi la imparino a memoria, con fastidio e acriticità, per poi dimenticarla subito. È un classico, no? “Ma come? Hai cinque di Storia? Ma la Storia basta studiarla, mica c’è niente da capire!”. Cresciamo dimenticando, altro che imparare! E chi dimentica la storia del suo passato, è facilmente manovrabile, gestibile. Per esempio, come dice Ortega y Gasset, soltanto chi ha studiato e ben compreso la fenomenologia con cui si è sviluppata, in passato, una dittatura, è in grado di riconoscerla e contrastarla nel presente, non appena comincia a muovere i primi passi..


Le Brigate Rosse, l’ombra del “divo” Giulio, i servizi segreti, i nostalgici del regime fascista, la Loggia P2 di Licio Gelli. Secondo la sua indagine sembra che molte figure gravitarono intorno al rapimento dell’onorevole Aldo Moro...
Sì, certo. Anche se, forse, il contributo più originale di questo lavoro consiste nell’ipotesi di un forte coinvolgimento della Trilateral, quel “Club privato” - per usare le parole di Aldo Moro - da cui lo stesso statista mette in guardia il nostro Paese fin dai giorni della sua amara prigionia, ben trentanove anni fa. Un’associazione di imprenditori, banchieri, politici, giornalisti eccetera, in piena sintonia con gli USA e orientata a bloccare la crescita delle forze di sinistra in Occidente. Soprattutto, determinata a influenzare massicciamente “l’area Nato” in un’ottica di crescente manipolazione delle politiche nazionali da parte dei grandi gruppi finanziari e di drastica riduzione della democrazia. Temi, come vede, assolutamente attuali, in un’Europa mantenuta costantemente sotto pressione dalle banche e, per quanto ci riguarda, in un’Italia in cui si è da poco concluso un Referendum a proposito del quale si è insistentemente discusso circa l’esigenza di limitare gli eccessi della democrazia e di aumentare il potere decisionale del Governo. Tutte cose che Moro aveva intravisto gà dalla metà degli anni settanta. E nei confronti delle quali si era messo decisamente di traverso.

Il suo lavoro esce in concomitanza di una nuova indagine che getta un’inedita luce sul delitto Moro, chiamando in causa nuovi, fino ad oggi, occulti protagonisti… Non pensa che la sua opera potrà dare fastidio ai “piani alti” e nelle “stanze dei bottoni”?
Certo, sì. Come tutte quelle che ho scritto finora. Penso anche solo al mio I Rothschild e gli Altri che, facendo lo slalom tra facili e fantasiosi complottismi, produce numerosissime e inoppugnabili prove storiche in merito alla gestione pressoché totale dell’economia di molti Stati, europei e non, da parte di influentissime dinastie di banchieri. Ricche e potentissime famiglie che, dalla metà del Settecento ai nostri giorni, determinano le sorti della storia mondiale in un’ottica di mero profitto.
Non a caso, parliamo di uno studio in gran parte inedito che è finora è stato tenuto scrupolosamente “al buio” da tutti gli organi di informazione. Ma che, camminando sulle sue sole gambe, sta vendendo migliaia di copie.
Vede, io penso, studio e scrivo in assoluta libertà. Non mi interessa null’altro che la verità, di fronte a cui le mie stesse convinzioni personali debbono inchinarsi. La verità nuda e cruda. Anche se scomoda. Anche se terribile. La verità da raccontare a chi ha ancora voglia di rimettere tutto in discussione.
E di ricostruire un mondo più giusto.

Nel 1976 uscì nelle sale italiane Todo Modo, sulfureo ritratto tratto da Leonardo Sciascia, per la regia di Elio Petri. In quella pellicola la classe politica del tempo (DC e PCI in primis) veniva raffigurata in chiave metaforica, grottesca e mortifera, ma comunque estremamente veritiera. Volevo un suo parere su quel film e sull’opera da cui è tratto.
Per quanto volutamente esagerato, ritengo che quel film abbia molto da insegnare e da far riflettere circa la nostra slabrata e decadente concezione della politica. Per non parlare della grande partecipazione di Gian Maria Volontè, uno dei pochi attori italiani sistematicamente e coraggiosamente allineati contro il potere. Niente da fare. Da Machiavelli in poi, noi abbiamo imparato che il vero politico debba essere spregiudicato, debba sentirsi libero di agire anche in maniera assolutamente immorale, in nome della “Ragion di Stato”, quella stessa più volte invocata da Andreotti, tra l’altro…
Un popolo che non sa pensare con la propria testa e che trova più comodo farsi dirigere piuttosto che informarsi, riflettere e agire autonomamente, necessita assolutamente di politici che “sappiano fare il loro lavoro” anche a costo di farsi derubare. E non parlo solo di soldi. Parlo soprattutto della libertà.
Non è passato molto tempo, d’altra parte, da quando in Italia si sentiva dire: “Ma cosa mi importa dei festini a luci rosse del Premier? Cosa mi interessa di cosa faccia a casa sua? A me basta che sappia far bene il politico.” Ecco. Quersto genere di disincantato cinismo giunge ormai a farci pensare queste cose. “Ma di cosa ti stupisci? Un politico ruba, si sa. L’importante, però, è che… Sappia fare il suo lavoro!”

Nel suo lavoro si fa esplicito riferimento al prof. Gelsi, il protagonista della sua prossima opera. Un docente di Storia e Filosofia che non ha paura di insegnare ai suoi alunni la ricerca della verità e di instillare il sentimento del dubbio su quanto ci viene indotto dai media…
Sì, sì… è una specie di “cammeo” da parte del mio protagonista preferito. Un insegnante di Filosofia che entra ed esce da diversi libri, siano essi saggi o romanzi… Inclusi i prossimi (perché di fatto - gliela do come anteprima! - stiamo parlando di più di un romanzo!)
Ecco, vede… Io penso che l’unica speranza, per noi, sia la Scuola. L’educazione. Non serve inasprire le leggi, alzare le contravvenzioni o piazzar telecamere ovunque. Serve ricominciare a educare. E questa è una cosa che sanno fare soltanto gli Insegnanti veri, quelli che con l’istruzione pubblica italiana, con robaccia come la cosiddetta “Buona Scuola”, per intenderci, non ci azzeccano nulla.
Il nostro futuro ha bisogno di Maestri. Di Maestri come il mio Gelsi. Mentre il modello di docente propagandato e incoraggiato dai politici di oggi corrisponde a nulla più che un insipido e prescindibilissimo impiegatuccio.

Share :

Lascia un commento

Facci sapere cosa ne pensi.