24/03/2017

Intervista a Gianluca Grillo autore de La violinista

Claustrofobico, malsano, inquietante, glaciale. Sono molti gli aggettivi che si potrebbero spendere per La Violinista, il nuovo romanzo di Gianluca Grillo. Un duplice suicidio che vede coinvolte una segretaria dell’ambasciata italiana e una prostituta d’alto bordo russa scuote l’apparente tranquillità di Mosca. Spetterà al diplomatico Gianluca Roversi indagare sul caso, scoprendo suo malgrado, che la verità dietro al mistero è molto più complicata di quello che possa sembrare a prima vista. Abbiamo chiesto all’autore di questo algido thriller di parlarci della sua opera...


Quale è stata la spinta propulsiva che l’ha portata a cimentarsi nei territori del genere thriller e quali sono gli autori a cui si è ispirato per mettere nero su bianco la storia de “La violinista”?
Sono stato sempre una persona abituata a chiedersi il perché delle cose, a cercare una spiegazione anche quando ti dicono che non è il caso di chiedere o ti senti dire che alcuni avvenimenti accadono e basta. Pioniere di natura, non mi sono mai accontentato della realtà che mi propongono e quindi per me scavare in profondità nel carattere delle persone e scoprire l’origine del male diventa una necessità ed ho scoperto che ben pochi sono i cosiddetti cattivi, perché nati cattivi.
Il genere thriller è da questo punto di vista l’ideale perché riesce ad amalgamare insieme il fascino del mistero e la morte con l’amore e gli altri sentimenti nobili.
In passato ho letto alcuni racconti di Stephen King e di recente il classico di Agatha Christie: Assassinio sull’Orient Express, ma sono stato ispirato anche dal cinema, da maestri della suspense come Hitchcock e veri visionari come James Cameroon.

L’immagine di Mosca e della Russia è estremamente contraddittoria ed affascinante: un paese e una città in cui i segreti sono ad ogni angolo di strada e in cui le alte sfere politiche decidono il destino di ogni singolo individuo. Quanta verità c’è nella descrizione che lei fa della grande madre Russia?
Ho scelto di ambientare il mio romanzo in Russia soprattutto per l’ambientazione spettacolare e romantica e perché è una realtà non molto conosciuta dal modello dei nostri paesi occidentali.
La corruzione risiede però dappertutto, est ed ovest, nord e sud, e ritengo che la maggior parte della gente sia gentile e molto cordiale a prescindere da dove vai. Con questo romanzo non ho voluto denunciare un Paese - attenzione - ma solo denunciare un sistema che travalica le barriere nazionali. Avrei potuto ambientarlo in Italia come negli Stati Uniti e le cose non sarebbero state molto diverse in sostanza, solamente alcuni atteggiamenti o modi di pensare delle persone condizionate dalla cultura.
In sintesi tutta la corruzione ed il marcio che descrivo per me sono veritieri e diffusi in ogni singolo paese, non solo in Russia.

Ogni carattere e ogni personaggio rivela una personalità frastagliata, sfuggente, ricca di chiaroscuri. Quale fra i protagonisti del suo romanzo crede sia il più enigmatico e perché?
Il primo pensiero che mi ha sfiorato quando mi sono messo a scrivere questo racconto è stato parlare del talento, il talento nel fare qualcosa di speciale, come la grande arte della violinista Monica che è a mio giudizio il personaggio più enigmatico di tutti. Si caratterizza per essere ambigua e sfuggente ma in realtà è la persona più desiderosa di normalità in assoluto. La sua è solo reazione alla paura, una tremenda paura di perdere anche la poca libertà che gli resta. Paura che esorcizza in piccola parte con il talento nel suonare che purtroppo non la salva da un mondo pieno di sofferenza e costrizioni, un mondo dove neanche l’amore sembra fare abbastanza per lei. Questo libro è un omaggio alle persone che soffrono, che combattono ogni giorno per una vita più dignitosa e giusta, contro i soprusi e la violenza, ma anche contro l’indifferenza. L’amore può tutto, può spaccare qualsiasi cosa, talvolta va perfino forzato ma gli unici requisiti per farlo sopravvivere sono la volontà e la perseveranza. Prima o poi si troverà un equilibrio, e se non lo si troverà, non ci saranno almeno rimpianti per non aver provato di tutto per migliorare la propria esistenza.

Oltre al thriller lei è un appassionato di fantascienza. Non a caso ha scritto una trilogia sulle Società Altamente Evolute. In quale genere si sente più a suo agio?
È vero, adoro la fantascienza perché stimola la mia immaginazione e la mia creatività sotto mille sfaccettature.
Da sempre immagino mondi alternativi e modi differenti di vivere, e questo accade ogni singolo giorno che passa, una singola innovazione condiziona il nostro modo di vivere sempre più velocemente. Esso diventa sempre più frenetico e competitivo dove chi sbaglia è escluso mentre la vera innovazione, la vera novità, dovrebbe servire ad accogliere e renderci più vicini. Per me la vera fantascienza coincide con l’alienazione, così come sta accadendo oggi, la nostra nuova realtà assomiglia sempre più ad una visita guidata e non ad una vita vera da far evolvere dal punto di vista spirituale. Vogliamo tutto e subito, siamo il mondo del “prendi e scappa”, nessuna meraviglia e sorpresa e sia le multinazionali che i governi utilizzano questo contro di noi, abbiamo sempre meno tempo per le emozioni struggenti e l’amore anche fatto di sguardi e desiderio.
Non ho un genere preferito: fantascienza e thriller sono per me due facce della stessa medaglia, l’una non può prescindere dall’altra. Ognuna si completa nell’altra. Infatti, mistero, terrore, romanticismo e amore, claustrofobia e distorsione della realtà sono tutte componenti della vita reale ed io non faccio altro che descrivere la vita di tutti i giorni così come la percepisco.

Quali sono suoi progetti nel cassetto?
Io non mi occupo soltanto di scrivere, con alcuni soci stiamo progettando di aprire uno startup nel campo dello sport.
Sono comunque alle prese con un nuovo romanzo chiamato Society III - Millennium sullo sfondo di una società oppressiva e globalizzata come la nostra ed un progetto di un libro su una tipologia di bambini, i cosiddetti “bambini indaco” che probabilmente salveranno il mondo.

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