10/04/2017

Intervista a Gabriele Formenti autore de Il violino noir

Il violino noir. Un’incredibile storia che si svolge nell’arco della storia e che il lettore può vivere partecipando attivamente alle tre epoche d’oro del violino: 1721, quando a Stradivari viene commissionata la costruzione di un violino perfetto, 1748 quando Jean-Marie Leclair suonò a Lione dal duca le sue migliori opere inedite, e il 2013, il presente, quando una grande violinista, proprietaria del violino, viene trovata uccisa e il violino sparisce nuovamente.
Oggi siamo qui con l’autore di questa opera, Gabriele Formenti, per parlare un po’ del suo libro.


Buongiorno, come primissima domanda mi viene da chiederle da cosa è nato questo romanzo? Passione personale per la musica e l’argomento o amore per il mistero che gira intorno a questo particolare strumento?
Ho conseguito due diplomi in Conservatorio e suono il flauto traverso da quando ho 10 anni. La musica è sempre stata la mia passione e oggi è, in parte, anche la mia professione. Sono giornalista musicale, lavoro per alcune importanti emittenti radiofoniche. Quando posso faccio concerti con alcuni ensemble. Realizzo centinaia e centinaia di interviste ogni anno, sui più svariati argomenti: arte, cinema, spettacolo, libri e, ovviamente, musica classica. In una di queste interviste mi sono imbattuto nel violinista italiano Guido Rimonda. Rimonda aveva appena iniziato un nuovo progetto discografico per l’etichetta Decca e mi fu chiesto di intervistarlo. Lo incontrati e, alla fine di una piacevolissima chiacchierata, mi chiese se volevo vedere il suo violino. Certamente! Dissi. Mai avrei immaginato la storia che avrei ascoltato. Conoscevo la figuara di Leclair - uno dei massimi violinisti del settecento - ma non la sua tragica fine. Avevo scritto da un poco il mio primo romanzo storico-musicale e cercavo una nuova storia da poter raccontare. Rimonda me la servì su un piatto d’argento...

Già molti altri scrittori hanno scritto dello stesso argomento, ad esempio Inaki Biggi con La formula Stradivari o John M. Falkner con Lo Stradivari perduto. Perfino un autore italiano ha scritto un’opera su questo tema, Carlo Scirocchi con L’enigma Stradivari. Dal suo punto di vista, il suo romanzo, per quali caratteristiche si scosta dagli altri?
Antonio Stradivari è stato - al pari di altri grandissimi artisti italiani - un punto di riferimento per la sua arte, in Italia e nel mondo. Ed è così ancora oggi. La piccola città di Cremona è rinomata per i suoi violini e questo grazie a Stradivari e alla sua scuola. Non mi sorprende dunque che anche altri scrittori abbiano sentito il fascino di questo richiamo. Il mio romanzo, però, si differenzia totalmente dai titoli che ha ricordato, per un aspetto: la storia che racconto non ha nulla di soprannaturale, non ha aspetti gotici e/o misteriosi, non cerca di “forzare” il racconto seguendo la moda del “codice”. La mia storia parte dalla realtà dei fatti, così come ci sono pervenuti: il violino così chiamato oggi “Noir”, fu costruito realmente da Stradivari per Leclair e quest’ultimo fu realmente assassinato in circostanze misteriose. E come ricordavo, il violino oggi è in perfette condizioni, si può ascoltare in concerto e in disco. Come se volesse raccontare lui quello che accadde. Il mio racconto poi utilizza ben quattro piani temporali: 1721 a Cremona nella bottega di Stradivari, dove lui stesso racconta, rivolgendosi idealmente al lettore, il suo mondo di schietto artigiano; 1748 a Parigi, dove Leclair è stimato e rinomato; 1789 negli Stati Uniti d’America, dove dopo la guerra d’indipendenza sta prendendo forma la potente nazione guidata dal suo primo Presidente George Washington, (che compare anche nel romanzo!) per arrivare fino ai giorni nostri, al 2013, in un’ambientazione prettamente da thriller-noir contemporaneo, con ambientazione californiana.

Si nota, per tutta la lettura, una grandissima conoscenza sia della parte tecnica e materiale riguardante la costruzione dei violini, che della parte storica della musica, di Stradivari e, in particolar modo, di Leclair. Quanto è durato il lavoro di ricerca e studio per essere così approfondito?
In realtà devo tutto ai miei studi universitari e agli anni di conservatorio, nonché alle costanti frequentazioni con il mondo musicale e con i musicisti. Il lavoro di ricerca da questo punto di vista non ha richiesto grande fatica. Più difficile è stato invece contestualizzare queste nozioni nella struttura tipica del romanzo. Dovevo cercare di farmi capire soprattutto da quei lettori totalmente a digiuno di musica classica e di nozioni di carattere “organologico”. Per questo motivo ho scelto di ambientare una piccola parte del romanzo a Cremona al tempo di Stradivari e di fare raccontare direttamente a lui, in parole semplici ma efficaci, come si compone il violino in tutte le sue parti, quali sono le difficoltà nel costruirlo, etc.

Ottima e realistica anche la parte relativa al 2013 e alle indagini. Per poter strutturare così bene il lavoro dei detective ha letto molti libri thriller, noir e gialli? Rientrano nei generi che preferisce? E quali autori sono i suoi ispiratori?
Il genere noir - thriller è sicuramente il mio preferito. Ne leggo sempre molti. I maestri assoluti in questo genere sono, per quanto mi riguarda, Robert Harris e Jeffrey Deaver. Anche la scuola scandinava - molto in voga in questi ultimi anni - è piuttosto interessante, soprattutto per le ambientazioni così particolari che riesce a creare. Per il mio romanzo mi sono però affidato soprattutto alle mie esperienze californiane di qualche anno fa, quando ho potuto soggiornare per un certo periodo a San Francisco, una città che ha lasciato un segno importante nei miei ricordi. Questo è uno dei motivi che mi ha suggerito di ambientare parte del romanzo in questa città. La California in particolare è - fra tutti gli Stati americani - quello più europeo. Non dimentichiamoci che proprio durante la seconda guerra mondiale l’intellighenzia del vecchio continente (in particolarmodo quella tedesca) fuggì dalla Germania Nazista per stabilirsi proprio in California, dando così vita, fra le altre cose, alla scuola musicologica americana, ancora oggi di primaria importanza a livello mondiale.

Ultima domanda, promesso, ha in cantiere già altri romanzi, o idee per altri romanzi?
Ho tante idee. Certamente mi piacerebbe proseguire su questo filone storico-musicale, perché mi permette di nutrire due mie grandi passioni: la scrittura e la musica con la sua storia. Non posso dire molto, ma ho già una storia in mente, questa volta ambienta a Milano, la mia città. Anche in questo caso andremo indietro nel tempo, nel settecento, quando Milano era il centro di dispute per il suo dominio: da una parte gli spagnoli, dall’altra gli austriaci. Su questo sfondo storico si muoveranno i miei personaggi per raccontare un altro capito della storia della musica affascinante. Il romanzo è già tutto lì, si tratta “solamente” di dargli la forma più bella e funzionale...

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