06/06/2017

Intervista a Giulio Votano autore di Scomparsa nello stretto

1967. Daria Crevatin, nuotatrice professionista, scompare misteriosamente durante la traversata dello stretto di Messina. Il mistero verrà dipanato, molti anni dopo, da alcuni atleti che, intenzionati a fare luce sull’oscura vicenda, si troveranno a scoperchiare verità scomode e sorprendenti. Giulio Votano ci regala un thriller anomalo, in cui passato e presente si intrecciano vorticosamente, e dove la ricerca della verità è anche una profonda discesa nell’interiorità umana. Abbiamo chiesto all’autore di entrare nello specifico della sua opera e di parlarci un po’ di sé...


Partiamo dall’incessante colonna sonora che anima il suo romanzo. Un ininterrotto soundtrack che accompagna il narrato e le azioni dei protagonisti...
La musica è per me una parte imprescindibile dell’esistenza: se la scrittura è specchio dell’esperienza, la mia scrittura sarà necessariamente permeata di musica, che reputo un termometro emozionale immediato. Mi piace molto, poi, il termine soundtrack che ha voluto riferire a questo romanzo: perché chiarisce proprio l’intenzione che i richiami musicali, oltre a scandire l’intensità emotiva delle situazioni, possano anche in qualche modo contribuire a far “sentire” e “vedere” la storia, una “colonna sonora” che consenta la lettura del racconto quasi in chiave cinematografica.

Potremmo definire Scomparsa nello stretto un thriller dell’anima. Il protagonista, Lorenzo, appurata la verità infatti, riesce finalmente ad accettare la sua sessualità e ad unire i punti disgiunti della sua esistenza...
Non è proprio così: la soluzione del mistero della scomparsa non rappresenta per Lorenzo la soluzione di tutti i suoi misteri, in particolare quello che lei definisce accettazione della sua sessualità. In realtà il protagonista si trova a confrontarsi con la pluralità delle declinazioni di sessualità e con le molteplici possibilità di pervenire all’accettazione del proprio orientamento sessuale. Ciò però non lo aiuta a risolvere il suo mistero, ossia a identificarsi: misura la sua distanza con chi ha fatto pace con sé stesso, mentre lui, almeno in questo episodio, la pace la fa in definitiva con qualche figura del suo passato. La sua dimensione sessuale, ma anche quella più latamente sentimentale, è piuttosto desertificata: allo stato, di fronte al dispiegamento di passioni di altri personaggi, si sente piuttosto incapace di amare e di realizzarsi in una relazione, sia emozionale che più strettamente sessuale.

Le figure paterne del romanzo hanno un’importanza cruciale. Il padre di Daria, la scomparsa del titolo, e quello di Lorenzo, ovvero l’ufficiale dei carabinieri che si occupò del mistero, sono i binari sui cui viaggia la risoluzione del mistero. Cosa può dirci in proposito?
Ecco, qui si tocca uno dei nodi cruciali: la soluzione del mistero porta a riconsiderare proprio la figura paterna, e non è un caso che in questo episodio della storia di Lorenzo, a parte la figura della scomparsa e di sua madre, sia predominante se non esclusiva la presenza di personaggi maschili. In proposito, per non anticipare nulla, direi che la soluzione del mistero della scomparsa porta con sé, oltre alla pacificazione, anche la consapevolezza che nelle relazioni, anche familiari, a volte superare i vissuti basati sulle apparenze e su certe convinzioni consolidate può riservare delle belle sorprese.

Il passato e il presente vanno di pari passo nell’evoluzione del mistero. Così come gli elementi romanzati e quelli ancorati alla realtà. Quanto è stato difficile tenere le fila di una narrazione così frastagliata?
Premesso che si tratta di pura fantasia, gli elementi di realtà, come fatti di cronaca o ricostruzioni storiche, così come alcuni riferimenti artistici, mi si sono presentati spontaneamente a sostenere la verosimiglianza dell’invenzione. Onestamente, senza la pretesa di voler scomodare Luigi Pirandello in una irriverente citazione, devo dire che una volta definita la premessa e il contesto, e calati in questi i personaggi ispirati da persone reali, alla fine la storia questi ultimi l’hanno costruita da sé, e io mi sono sentito piuttosto un testimone narrante.

Tra i personaggi del romanzo con chi si identifica maggiormente? Chi pensa sia il suo alter ego?
Non direi che si possa propriamente parlare di un alter ego: se guardiamo alla storia, all’ambientazione e ai contesti, è evidente che la storia di Lorenzo è la mia, sia nei riferimenti presenti che in quelli passati. Condivido poi con il personaggio le relazioni amicali e la passione per il nuoto, e anche una sorta di approccio professorale, ma Lorenzo non è me, sia fisicamente che emotivamente, il suo attuale deserto emotivo e sentimentale non mi appartiene, le sue scelte non sono quelle che farei io... Certo, non è escluso che in qualche eventuale successivo episodio non possa avvenire una identificazione! Ma qualcosa di me c’è anche in altri personaggi, in particolare mi riconosco in certe intemperanze caratteriali e nel sarcasmo di Caterina, la madre di Daria.

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